25/07/2011
La bussola universitaria

Prima che Flavio Gioia mettesse a punto la bussola i naviganti prendevano il mare facendosi guidare dall’osservazione delle stelle e dalla conoscenza dei venti. Successivamente, lo strumento consentì loro di migliorare l’orientamento, riducendo i tempi di raggiungimento degli approdi.

 



 

Si dice che il senso di orientamento sia una dote “naturale”, sta nel DNA delle persone. Forse questo è vero per attraversare spazi a maglie larghe, è difficile credere che l’istinto aiuti a selezionare il giusto percorso quando davanti a sé si aprono innumerevoli diramazioni con successivi crocevia.

Fuor di metafora l’università italiana – a seguito della riforma del 3+2 è divenuta un gigantesco mare magnum di facoltà, di corsi di laurea triennale e specialistica, di master di primo e di secondo livello, di corsi di specializzazione, ecc.

Un elemento che aiuta a comprendere la criticità del fenomeno è rappresentato – in termini puramente quantitativi – dal passaggio dal primo al secondo anno di università: sono circa 50.000 gli studenti italiani che si disperdono in facoltà diverse da quelle di immatricolazione o non si riscrivono all’università. Questo si traduce in un prolungamento del percorso universitario con impatti evidenti sia per le famiglie che per le università.

Un recente sondaggio svolto in un liceo romano sui propri diplomandi metteva in luce che – a pochi mesi dall’immatricolazione – oltre il 60% non aveva ancora scelto la facoltà dove approdare.

Il tema di un serio, attento, moderno orientamento diventa quindi centrale nella governance degli istituti superiori e degli Atenei italiani. La sensazione è che questo itinerario sia maturo – come spesso accade – a macchie di leopardo: esistono atenei pubblici e – più frequentemente privati – che investono risorse rilevanti non tanto su scala finanziaria ma nelle professionalità da mettere in campo.

Far raggiungere presto e bene l’obiettivo di una buona scelta che tenga conto delle competenze e delle attese degli studenti diventa una necessità, non un optional intermittente.

La nostra storia – come istituto di ricerca che da anni analizza il sistema universitario e dell’Alta Formazione – nasce proprio dalla consapevolezza che l’informazione – anche di dettaglio – faciliti le scelte riducendo così gli insuccessi.

 

Anche la realizzazione di Censis Guida si inscrive in questa mission: fornire agli studenti una articolata classificazione dell’offerta, consapevoli della segmentazione dei bisogni, degli interessi, delle risorse disponibili.