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11/05/2011
Incontro con Giuseppe Roma - Presidente Censis Servizi

Recentemente Lei ha parlato di un “suicidio sociale” del nostro  paese in relazione al tema della precarietà, perché?

R:  In tutte le società che si rispettano esiste un turn-over generazionale che apre spazi ed opportunità di lavoro ai giovani. In Italia la situazione appare assolutamente cristallizzata, compressa da un lato da una “non cultura del merito” che crea frustrazione, dall’altro da settori economici – penso alla Pubblica Amministrazione – che implicitamente restano asserragliati dentro logiche non solidaristiche … hic manebimus optime.

Qual è lo scenario per Lei più plausibile – nel medio periodo – del mercato del lavoro dei giovani?  

R:   I giovani dovranno abituarsi all’idea che rispetto ai loro padri il mercato del lavoro non riproporrà più l’antinomia posto fisso vs disoccupazione ma una gamma ben più ampia ed articolata di modi diversi di essere dentro il lavoro. Dovremo imparare a convivere con la precarietà che non rappresenterà solo un disvalore, se sapranno cogliere anche le opportunità di un mercato del lavoro non pensato solo nel perimetro del proprio paese ma in aree territoriali molto più ampie… a partire dall’Europa.  

Lei insegna all’Università. Quali sensazioni avverte osservando i suoi studenti?  

R
Il disorientamento come cifra sintetica del loro sentire. La scelta consapevole del corso di laurea credo che riguardi una minoranza degli immatricolati con effetti di dispersione o abbandono che si registrano già al passaggio dal primo al secondo anno. Credo che il tema dell’orientamento – dal liceo alla laurea di primo livello, poi alla laurea di secondo livello, poi al master o l lavoro – sia prioritario e su questo occorrerebbe investire sia nella scuola superiore che nell’università.  

Se dovesse fare una previsione su quali settori, professioni, corsi di studio dovrebbero puntare i giovani per avere maggiori chance di occupabilità, quali suggerimenti darebbe?  

R:  Nessuno di noi – in un mondo che vive ormai in tempo reale e domani è già oggi – è in grado di fare previsioni che abbiano la presunzione di essere verosimili. Mi verrebbe solo di dire che – almeno in Italia – occorre far tesoro dell’identità e della forza di alcuni settori: penso ai beni culturali, al turismo, al design, all’enogastronomia, etc.. come filiere complesse nelle quali si potranno sviluppare opportunità non di “posto di lavoro” ma di lavoro anche in forma autonoma.