13/02/2012
Giovani vs Bamboccioni
Intervista del Mattino a Giuseppe de Rita, Presidente del Censis

I giovani sono davvero tutti classificabili e identificabili con il termine "bamboccioni"? Può questo termine rappresentare una realtà che coinvolge circa 2 milioni di giovani?

Censis Guida riporta integralmente un'intervista rilasciata da Giuseppe De Rita, Sociologo e Presidente del Censis, al quotidiano "Il Mattino" lo scorso 8 Febbraio 2012 a cura di Corrado Castiglione.

Titolo: "Bamboccioni?Un giudizio morale, vogliono farci diventare tutti tedeschi".

Sfigati, bamboccioni e magari stregati ancora da mito del posto fisso: il presidente del Censis, Giuseppe De Rita non ci sta alla semplificazione dei giovani italiani che riecheggia nelle parole dei ministri del governo Monti.
E' un "giudizio morale", dice, è "un'istanza pedagogica": ma certo "non corrisponde alla rappresentazione di una realtà molto più variegata e complessa che riguarda circa due milioni di giovani".
D'altronde- spiega il noto sociologo- "dal conte di Cavour ad oggi i governi italiani hanno avuto sempre questo peculiare istinto, per far capire alla gente che c'era la necessità di cambiare passo".

Italiani bamboccioni: ma è davvero così forte il gap al confronto con i giovani delle altre realtà europee?

Quando si parla così si finisce per esprimere soltanto un giudizio morale. Un pò come quando si dice che gli italiani hanno in testa il mito del posto fisso.

Vuole dire che non è vero?

Distinguerei. Per anni nel mercato del lavoro italiano si è consolidato il mito del posto fisso pubblico. Era una concezione del modo di intendere l'occupazione. Ma a ben vedere in Europa esistono paesi come la Germania dove il numero dei dipendenti pubblici a tempo indeterminato era ancora superiore al nostro, è lì nessuno ha mai pensato che sarebbe stato il posto per tuta la vita mentre qui è stato così. E aggiungerei un'altra considerazione.

Prego.


Non è vero che il posto fisso sia stato monotono per gli italiani. Ricordo quando nel '71 svolgemmo una ricerca sui dipendenti pubblici e scoprimmo che ben il 58% aveva un secondo lavoro.
Altro che monotonia. Da allora tante cose sono cambiate: tavolta non ci sono più né primo e né secondo lavoro, non ci sono più part time e borse di studio, non c'è più la pensione che consente di portare avanti un lavoro autonomo. Perchè la crisi ha fatto diminuire gli spazi per tutti.

Ora il governo parla di posto fisso monotono e di bamboccioni.

Ma questo è solo un modo per svicolare. I problemi sono altri.

Per esempio? L'articolo 18: se ne parla tanto, ama ancora non si è capito che cosa succede dopo. Chi viene licenziato certo non puòn contare su alcuna forma di scivolo per la pensione visto che i tempi si sono allungati.

Allora?


Allora si finisce per guardare con occhi stranieri a fenomeni molto italiani. Certo, alcune considerazioni vanno bene in un'astratta "repubblica del bene" e probabilmente andranno bene soltanto tra dieci o quindici anni, quando saremo diventati tuti tedeschi. Ma oggi la realtà diversa.

Com'è?

Ci sono tanti giovani laureati che si spostano dal Sud al Nord. Così come ci sono tanti pendolari che ancora vivono in centinaia di chilometri da casa.  C'è tanta autonomia, c'è tanta elasticità: altro che schemi rigidi. Eppure tanti ministri parlano in questo modo perchè ormai passa l'idea che dobbiamo pagare un prezzo. E' un'istanza pedagogica: "dai i tempi di Cavour i governi italiani si portano appresso questo istinto."

Proviamo a descrivere il giovane italiano di oggi?

No, non è accettabile una definizione unitaria che posso andar bene per circa due milioni di persone. Non esiste un "ideal tipo". Oltrettutto, da professionista della ricerca, sarebbe scorretto per me azzardae una semplificazione inevitabilmente riduttiva. In ogni caso non parlerei mai di bamboccioni,di sfigati.