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28/02/2012
3+2: tra precariato e scarsa produttività
Luci e ombre della Riforma universitaria

Il sistema di formazione universitario 3+2 al cospetto del mercato del lavoro. Quali risultati ha raggiunto? Quali profili di laureati ha prodotto in 12 di attività? Che giudizio si può dare del loro percorso lavorativo - per quanto ancora breve - in termini di occupazione e retribuzione? La formazione ricevuta è adeguata alle esigenze del mercato e serve alla modernizzazione del sistema economico italiano?

Sono alcune delle domande al  quale  risponde il testo “I nuovi laureati. La riforma del 3+2 alla prova del mercato del lavoro” a cura della Fondazione Giovanni Agnelli, edito da Laterza. ( per maggiori infromazioni seguire il seguente link)

Il testo presenta luci e ombre della riforma del sistema universitario italiano, introdotta nel 2000 per adeguare il nostro Paese agli standard europei.

Tra gli obiettivi primari della riforma c’era, da una parte,  quello di aumentare il numero di laureati nel Bel Paese, dall’altro quello di migliorare significativamente l’offerta formativa

In questi anni la riforma è stata più volte oggetto di polemiche e bocciature.

La più solenne di queste è stata quella della Corte dei Conti del 2010, con il testo “Referto sul sistema universitario” che non lasciava molti dubbi in merito al fallimento del doppio ciclo formativo (laurea triennale e laurea specialistica).

Secondo il Referto infatti il “doppio ciclo non ha prodotto i risultati attesi, né in termini di aumento dei laureati, né in termini di miglioramento dell’offerta formativa.” In particolare la Corte dei Conti sottolineava l’aumento degli abbandoni al primo anno, l’incremento dei professori a contratto e il numero sempre più elevato di sedi universitarie decentrate.

Il documento del 2010 evidenziava anche la scarsa richiesta di laureati triennali da parte del mercato del lavoro con quindi preoccupanti prospettive di precariato

Il testo della Fondazione Giovanni Agnelli riprende le fila del discorso presentando l’identikit del laureato prodotto dalla Riforma del 3+2 sottolineando come ad oggi "il nuovo ordinamento degli studi universitari, non ha ancora dispiegato pienamente i suoi esiti sul mercato del lavoro."

Secondo alcuni dati presentati dalla ricerca della Fondazione Agnelli,  la riforma universitaria del 3+2 ha prodotto un aumento del numero dei laureati, 208mila nel 2010 contro i 161mila del 2000, una riduzione dei tempi di raggiungimento della laurea, infatti i laureati post riforma ottengono il titolo più velocemente, in media 26 anni per la triennale e 27 per i magistrali, con un guadagno di due anni rispetto al 2000, allargamento della base sociale degli studi universitari, i nuovi laureati presentano un tasso di disoccupazione inferiore rispetto a quello dei diplomati   (nel 2010, 4,5% vs 7% per gli uomini, 6,9% vs 9,3% per le donne).

Se i dati sembrano essere apparentemente positivi, la Fondazione Giovanni Agnelli aggiunge anche alcune importanti criticità. Infatti, se è vero che i nuovi laureati trovano lavorano è anche vero che lo trovano a condizioni nettamente meno favorevoli di prima, inoltre il livello retributivo sui diplomati si è sensibilmente ridotto, soprattutto in riferimento ai primi anni di carriera lavorativa, e infine l’aumento dei laureati nel nostro paese non ha portato a un aumento della produttività e dell’innovazione.

Dati preoccupanti che ripresentano il tema di una sempre più necessaria riforma del sistema universitario.

Sulla Riforma del 3+2  è intervenuto, con un’intervista sul quotidiano La Stampa, il Presidente del Censis, Giuseppe de Rita che sottolinea come il "3+2 abbia prodotto un aumento di laureati generici, incapace di garantire una formazione intermedia che è quella che serve al nostro paese, fatto di piccole e medie imprese con al massimo dieci addetti." Per leggere l'intervista integrale seguire il link.

Il dibattito sul 3+2 continua anche in Europa dove è stata ribadita la validità e la forza di questo sistema formativo, prevedendo incentivi per le Università che si impegneranno in un maggiore sostegno della riforma. Per maggiori informazioni in allegato l'articolo pubblicato sul quotidiano "La Stampa" lo scorso 4 Marzo 2012 di Flavia Amabile.