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4/3/2012
Social network e politica: la forza di un tweet
L'intervista del quotidiano Avvenire a Giuseppe de Rita


La nona edizione del Rapporto sulla comunicazione del Censis ha evidenziato come ad oggi il 67,8% degli italiani conosce almeno un social network tra quelli più noti (Facebook, Twitter, Messenger, YouTube, fino a Skype). Si tratta di 33,5 milioni di persone, in crescita rispetto ai 32,9 milioni del 2009.

Inoltre il 76,9% degli italiani  si è dichiarato “molto” o “abbastanza d’accordo”  sul ritenere la rete è un potente mezzo al servizio della democrazia. La ricerca infatti conferma come a tutti è noto il ruolo avuto da Facebook e Twitter come “ripetitori” in Occidente delle voci e delle immagini del dissenso in Stati governati da regimi autocratici. Una sensibilità che sembra avere maggiore proseliti soprattutto tra i giovani (82,9%) e tra i soggetti più istruiti (81,2%).

Ma quale può essere realmente il ruolo dei social network nella definizione strategica della nostra politica?

Riportiamo in proposito il parere di Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, in un'intervista rilasciata al quotidiano Avvenire lo scorso 28 Marzo, realizzata da Angelo Picariello.

                  De Rita: "Ma la politica rimane tutta un'altra cosa"

"Metta pure che io sono uno del Novecento, mentre qui mi pare- si parla della comunicazione del Duemila. Ma a mio avviso la politica è un'altra cosa."

Giuseppe De Rita, tra i fondatori del Censis e da sempre analista del "Sistema Italia", è piuttosto drastico sull'esplosione dei social network nella comunicazione politica.

"Le racconterò un episodio. Di quando Adriano Ossicini, accusato di essere un gruppettaro cattocomunista, incontrò De Gasperi che andò a trovarlo al Fatebenefratelli, dove lavorava, sul'Isola Tiberina, e gli disse di prepararsi alla nuova era da costruire insieme. Pensi quanto era profetico quell'incontro, si era nel 1939-40 e già si guardava alla fine del fascismo. E non a caso l'Ovra sorvegliava. "

Oggi invece, Lei dice, ci farebbero un tweet, "siamo tutti qui"..

Guardi, non sottovaluto ruolo e funione dei nuovi strumenti. Ma la politica non può andare dietro al giorno per giorno, o all'ora per l'ora cui siamo arrivati. C'è bisogno di elaborazione, di preparazione. Di comunicazione verticale, insomma, più che orizzontale.

Viene in mente il discorso che a volte si fa sui genitori. Sul fatto che quando non ci sono valori da comunicare si pensa di sopperire facendo gli amiconi, con i figli.

E' esattamente così. Nessuno più di me ha creduto o crede nella comunicazione orizzontale, ne ho parlato quando ho descritto i localismi, i rapporti fra imprese, i distretti. Ma qui è diverso, si tratta di elaborare un pensiero alto, di farsi classe dirigente.

I social network non possono aiutare?

Non credo che possano servire a elaborare una linea politica. Sono tante molecole che non fanno un disegno. Qui c'è da recuperare l'autorevolezza della politica, da individuare gli obiettivi di sviluppo, la dimensione solenne della legge e quindi del legislatore.

I partiti sono in crisi, ultimamente pare non si abbia neanche idea di cosa farne dei finanziamenti, come sembra vuol dire il caso Lusi. Ma allora, come se ne esce?

Teilhard de Chardin indicava l'esigenza di andare "in alto e in avanti"ricordando le due dimensione dello sviluppo. Sono parole di un teologo, ma credo possano essere applicate anche alla politica, e alla politica di oggi.

Non si tratta di una nuova possibilità di partecipazione?

La riflessione del web resta lì, ha vita effimera, tutto sommato credo l'opinione si diffonda ancora attraverso i giorrnali, che hanno la dimensione dell'approfondimento.

Ma un tweet oggi non lo invierebbe anche De Gasperi?

Credo proprio di no. Lui lavorava alla biblioteca vaticana, era amante più del silenzio e dell'elaborazione.

Silenzio e parola sono elementi essenziali della comunicazione, ricorda il Papa. Su Twitter. Vede, c'è anche il Papa, su Twitter.

Quando c'è un mesaggio da comunicare ogni mezzo di comunicazione è utile. Ma non mi pare che, in politica, siamo in questa fase. Siamo nel pieno della fase dell'elaborazione.

Gianfranco Bettetini, da grande sociologo della televisione,ricorda che i migliori sentimenti sono ancora quelli che non possono essere veicolati mediaticamente. Questo vale anche per la Rete e per la politica?

La politica è anche "emozione collettiva"ci ricorda ancora una volta De Gasperi. E in quanto tale non si trasferisce attraverso i social network. Che sono utili, ma non possono sostituire il contatto umano, gli incontri, i raduni, e il confronto fra uomini in carne ed ossa.